martedì 23 febbraio 2010

L'angolo di Mariposa.. P. Salinas


SE TU SAPESSI(P.Salinas)

se tu sapessi che quel
grande singhiozzo che stringi
tra le braccia,che quella
lacrima che tu asciughi
baciandola,
vengon da te,sono te,
pena di te fatta lacrime mie
singhiozzi miei
Allora non chiederesti più,
al passato,ai cieli,alla fronte,alle lettere,
che cosa ho,perchè soffro
E in intimo silenzio,
con quel denso silenzio
della luce e del capire,
mi baceresti ancora
e desolatamente
Con la desolazione
di chi al fianco non ha altro essere,
una pena estranea;di chi è solo
ormai col suo dolore
Volendo consolare
in altro chimerico
il gran dolore ch'è tuo


POSSESSO DEL TUO NOME(P.Salinas)

Possesso del tuo nome,
il solo che tu concedi,
felicità,anima senza corpo
Dentro di me ti porto
perché dico il tuo nome,
felicità,dentro il petto
"vieni":e tu piano giungi;
"va via":e tu rapida fuggi
Di te presenza e assenza
ombra l'una dell'altra,
ombre mi danno e mi tolgono
(e le mie braccia aperte!!)
Ma la tua carne é negata,
negate le tue labbra,
felicità,anima senza corpo,ombra pura


domenica 21 febbraio 2010

Berlusconi bugiardo. Il corrotto/corruttore per eccellenza..



Quando ho sentito la notizia, ho iniziato spontaneamente a ridere di gran gusto, credevo di avere acceso la radio su una stazione satirica, invece era proprio tutto vero, incredibile!! Silvio Berlusconi, forse l'uomo più disonesto del mondo, ha avuto il coraggio di parlare di integrità morale dei politici.. Ha detto che adesso è stanco di questi, parole sue, "bricconcelli" o "birbanti", e chi è inquisito verra buttato fuori dal partito.. Vanno fatte alcune considerazioni su questa dichiarazione, la prima è sull' utilizzo e la scelta del termine, per descrivere delinquenti di primo grado, ovvero birbanti, questo, a mio avviso rende cristallino il pensiero del nanaccio, considerandoli quasi dei bambini ingenui alle prime armi, che fanno delle piccole cosette da nulla, come se un riina dicesse che i suoi uomini sono dei bricconcelli perché hanno estorto il pizzo ad un negozio... Da qui il suo comportarsi da padre eterno che, con la coscienza pulita e sempre presente, vede tutto dall'alto e rimette a posto le cose. L'altra profonda considerazione sta nel fatto che, buona parte del pdl è inquisita, credo che più del 50% dei deputati pdl, siano inquisiti, indagati o comunque abbiano problemi con la giustizia, questo vorrebbe dire che mentre Berlusconi apriva bocca, sparando cazzate col suo intramontabile sorriso, stava, o dicendo una bugia, perché un uomo che annuncia di voler far fuori i corrotti dal partito sapendo che sono almeno la metà, sarebbe più sconfortato, distrutto, umiliato, e preoccupato, oppure stava dicendo la verità a causa della sua ignoranza sui membri del suo partito che guarda caso sono scelti tutti da lui, e per la sua gioiosa ingenuità di bambino. Quindi opto per la bugia, e la conferma c'è stata pochissime ore dopo, quando sono state rifiutate le dimissioni di Bertolaso, ma soprattutto di Cosentino.

Non so davvero cosa pensare degli italiani che lo votano e che continuano a stimarlo, sono davvero solo ignoranti? O forse un motivo per essere razzista esiste? Come si può continuare ad accettare questo comportamento da parte dei nostri dirigenti, che dovrebbero essere semplicemente cittadini super responsabili, ma che non sono altro che malviventi senza morale e senza cervello, comunque sempre un pochino in più di chi li vota,..
Non so proprio come tutto questo possa continuare, sono sconfortato ma sopratutto,
Sono decisamente preoccupato per il nostro futuro prossimo..

Varo Cavalli

Http://varocava.blogspot.com

mercoledì 17 febbraio 2010

Tranquilli, adesso facciamo il ponte!!!


No, ma han detto che ora faranno il ponte sullo stretto, l'unico problema probabilmente sarà che la gente non riuscirà nemmeno ad arrivarci a prenderlo quell'inutile ponte.. Non mi soffermerò sul fatto che costa meno, ed è decisamente meno inquinante, spostarsi dalla Sicilia verso il continente attraverso i mezzi pubblici, traghetto, bus navetta, etc.. E non mi fermerò nemmeno ad analizzare l'aspetto puramente economico della "grande opera", che non condivido sotto molti aspetti, tra i quali una forte paura, motivata direi, di corruzzione ad altissimi livelli. Parlerò invece della stupidità raggiunta da questo governo, rappresentato benissimo, da quella "figura di merda" di Berlusconi, che continua a presentare questo progetto come manna dal cielo per la Sicilia, la Calabria, e come grande "trofeo" da mostrare al mondo.. Ora mi domando, ma se da entrambe le parti, specialmente nell'ultimo anno, sono saltate fuori tutte le problematiche causate da un abusivismo senza remore, e da una corruzzione esasperata, che hanno fatto si che venissero costruite, case e strade, tra l'altro non solide, poiché costruite con materiali alleggeriti, in posti nei quali anche il mio fedele amico cane drago, non avrebbe mai pensato di scavare nemmeno una buca, per quale motivo, non si investono quei soldi nella ristrutturazione delle due regioni?.. Tutto sta cascando rovinosamente a pezzi, ieri evaquate duemila persone, da un paesino che sta sprofondando, 300 metri di Montagna si sono staccati e sono scivolati a valle come un fiume, una scena che non scorderò mai... Strade che cascano improvvisamente, infrastrutture inesistenti, un mondo lasciato a se stesso. Un mondo che ha bisogno di essere ricostruito, non solo in senso fisico, ma anche in senso psicologico.. Non si posssono, a mio avviso, buttare via i soldi per un ponte fantascientifico la cui costruzione porterà quasi solamente disservizi piuttosto che servizi, quando invece, due intere popolazioni stanno scomparendo, la loro storia, le loro case, i loro luoghi, tutto ciò che era visto come punto fermo, persino le montagne, stanno scomparendo ingoiate dalla voragine di un abusivismo edilizio che come un tumore sta divorando la terra.. No ma ha detto ora fanno il ponte sullo stretto!! ...

Varo Cavalli

Http://varocava.blogspot.com

martedì 16 febbraio 2010

I Racconti di Aldo : Il Percorso Alzheimer 3 di 3


Finalmente la terza ed ultima parte come promesso..




La sua mente non si fermava. Come poteva aiutare suo padre? Cosa potava salvare di lui?

La memoria dei tempi passati guardandolo camminare nel percorso alzheimer una volta ogni tanto, mentre la sua persona fisica si trasfigurava per la malattia?
No questo era per lei insopportabile. Ma per lui che cosa era insopportabile se non capiva, se non era più in grado di avere relazioni con gli altri?
Presto o tardi sarebbe morto. E dopo cosa sarebbe rimasto di lui se non il ricordo in tutti quelli che gli sarebbero sopravissuti?
Il ricordo di che cosa, di come era o di come non era più? Dell’essere umano con le sue funzioni, le sue passioni, le sue parole, le sue scelte, i suoi errori, o di un ammasso macilento di carne che si trascinava senza perché su di una pista coperta di un istituto per quasi morti?
La sua anima, il suo essere dove erano finiti nell’attesa della morte biologica?. Stavano in attesa di un riscontro ultraterreno?
Lui come avrebbe reagito se avesse visto una persona nelle sue condizioni di non vita, di non amore. Una persona priva non di un braccio a di una gamba, ma del proprio cervello?
Non più persona tra le altre. Cittadino tra i cittadini. Essere tra gli esseri.
La giovane donna stava per cedere di fronte a queste considerazioni che mai gli avevano sfiorato la mente.
Tutto andava bene perché anche nei momenti peggiori della vita era presente a se stessa. Poteva piangere, ridere, amare, maledire, sognare.
Si sentiva nel mondo non con le gambe, le braccia i capelli, ma con la mente. Aveva reazioni di stupore , di comprensione, di amore, di odio. Si sentiva viva, aveva una personalità da mostrare, da difendere. Aveva la dignità di una persona.
Il concetto di dignità, quella situazione che ti pone all’inevitabile giudizio degli altri, fu il punto finale del suo pensare.
Suo padre aveva solo la dignità di uomo da conservare. In quella situazione non gli restava altro. Lei doveva preservagliela!
Si avrebbe aiutato suo padre a conservare la sua dignità di uomo.
Avrebbe praticato su di lui l’eutanasia!
Il pensiero la fece rabbrividire.
Si fece coraggio, lei poteva farlo, era viva, in grado di prendere una decisione anche se fuori dall’ordinario.
Questo possono fare gli esseri umani.
La mattina era tiepida. La primavera stava dando nuova vita alla natura.
La giovane donna arrivò vicino all’istituto e parcheggiò la macchina sotto un albero che stava mettendo le prime foglie.
Con passo sicuro e controllando le emozioni entrò nel giardino dove c’era il percorso alzheimer.
Vide subito quel che restava di suo padre. Un uomo che a fatica camminava reggendosi al corrimano di legno. Lo sguardo vuoto, le spalle curve, le gambe malferme.
Una lacrima le rigò una guancia. L’asciugò in fretta. Non voleva essere vista in quelle condizioni. Restò un attimo ferma a qualche metro dall’ingresso del percorso.
Il professore camminava e nella testa gli rimbalzava la solita cantilena che terminava con la parola morte. Poi un flash. Una corsa in macchina lungo un bel viale alberato che costeggiava il fiume, un cane che gli correva incontro, il sorriso di sua moglie, quindi il buio più totale e la solita cantilena. Ancora flash, ancora la cantilena ed una gamba trascinata davanti all’altra.
La giovane donna si avvicinò a suo padre. Sapeva perfettamente che sarebbe stata l’ultima volta.
Gli si mise di fianco e lo accompagnò, prendendolo per un braccio, a sedersi su di una panchina del percorso.
Lui non ebbe la minima apparente reazione. Gli prese una mano e se la portò alla bocca per darle un lungo bacio.
Suo padre aveva delle bellissime mani. Quelle gli erano state risparmiate dalla feroce malattia.
Ebbe un attimo di esitazione. Se lui viveva, o meglio se la sua vita biologica fosse ancora durata, le avrebbe ancora viste, accarezzate, baciate. Ma suo padre dove sarebbe stato?
No aveva deciso! Aprì la borsa che portava a tracolla e ne estrasse una bottiglia di acqua minerale. Dentro ci aveva messo un potente veleno che si era procurato nel laboratorio dove lavorava da qualche tempo. La morte sarebbe stata veloce ed indolore.
Avvicinò la bottiglia alla bocca del padre, che non era più in grado di bere da solo.
L’uomo girò gli occhi verso la figlia ed iniziò a bere a piccoli sorsi. In quello che restava della sua mente il ritornello si ripeteva, ma sempre più lentamente, più lentamente. Amare, comprendere, aiutare,dignità ma,l’ultima volta, il ritornello non finì con la parola morte, bensì con libertà.
L’uomo reclinò il capo e la figlia con dolcezza infinita gli chiuse gli occhi accarezzandogli il viso.


Aldo Cavalli
Marina di Pisa febbraio 2010

lunedì 15 febbraio 2010

I Racconti di Aldo : Il Percorso Alzheimer 2 di 3

Come promesso, ecco la seconda parte del racconto, domani finalmente sapremo la fine.... Non vedo l'ora!!


Questa è la cosa più difficile da sopportare e capire da parte di chi ama il soggetto. Serve poco dare affetto, comprensione, stare vicini. Di fatto il malato si allontana dalla realtà, non ha più relazioni con le persone che gli stanno vicino. Nel migliore dei casi vuole muoversi continuamente: camminare, camminare sempre.”

Il professore era sdraiato sul divano e guardava fisso nel vuoto. Le sue orecchie sentivano le parole della conversazione, ma di queste ne capiva poche, o meglio poche avevano un effetto sul suo sistema di relazione con l’esterno.
Una parola però mise in moto qualche collegamento mentale. Amare!
Improvvisamente, l’uomo sdraiato sul divano, ebbe la sensazione di poter connettere, o meglio comporre un pensiero. Abbinò la parola amare a comprendere, ad aiutare, a dignità . Infine, senza comunque sviluppare alcun ragionamento, arrivò alla parola morte!
Tutto finì li. Poi improvvisamente la sua mente fu attraversata da alcuni flash.
Una partita a tennis, un bagno in mare, un bacio ad una donna senza un volto definito, un laboratorio, una banca, un supermercato.
“Vede cara signora” continuò il primario, “l’unica cosa che possiamo fare è somministrare a suo padre dei calmanti ed alcune medicine specifiche che non curano la malattia, ma impediscono solo che lui si faccia del male.
Le posso comunque assicurare che suo padre non soffre, non si rende conto di quanto gli sta capitando. Lo terremo ricoverato in questo istituto che è attrezzato allo scopo e voi potrete venire a trovarlo quando vorrete”
La giovane donna non riuscì più a trattenere le lacrime e scoppiò in un pianto dirotto ed incontrollabile.
Quei singhiozzi furono per suo padre, sempre sdraiato sul divano, come un segnale.
L’uomo si alzò di scatto e si voltò verso la figlia con gli occhio privi di espressione diretti verso quelli di lei. Il pianto, i singhiozzi lo portarono indietro nel tempo e la vide piccola piccola quando cercava comprensione tra le sue braccia, le braccia di un padre che sanno proteggere e consolare le difficoltà che angustiano la vita dei bambini.
Si alzò con decisione dal divano, con due passi veloci fu di fronte alla figlia.
Questa ebbe quasi paura per la mossa così repentina di suo padre. In quel momento gli sembrò tornato per miracolo alla normalità. Si alzò a sua volta ed in un attimo gli getto le braccia al collo stringendolo a se con tutto l’affetto di cui era capace.
La cosa, almeno per lui, finì li. L’uomo la respinse con una certa decisione e rimase in piedi guardandosi in giro senza capire che cosa stesse capitando.
Il primario suonò un campanello ed immediatamente entrarono nello studio due robusti infermieri. Ad un suo cenno impercettibile si avvicinarono all’uomo e con decisione, dopo averlo seduto su una sedia a rotelle, lo condussero fuori dalla stanza.
Il professore camminava, reggendosi ad un corrimano di legno, in un giardino dell’istituto in cui era ricoverato.
Il percorso alzheimer.
Tutti camminavano, uno dietro l’altro, senza dire una parola per ore e con qualsiasi tempo. Il percorso consisteva in una sorta di pista ovale lunga una trentina di metri e coperta da una tettoia di plastica trasparente. La pista era circondata da fiori ed ogni tanto c’erano delle panche dove ci si poteva sedere. Erano sempre vuote.
Tutti camminavano ininterrottamente.
Anche il professore camminava e nella mente gli rimbalzava sempre lo stesso ritornello: amare, comprendere, dignità, morte! Al di là delle azioni naturali più o meno controllate, questo era il solo pensiero che gli girava nella mente.
Camminava, mangiava, dormiva e sempre nella sua mente rimbalzavano come palline da tennis queste quattro parole. Questi quattro concetti. Ma la sua anima immortale dove era finita?
La mattinata era piovosa e grigia come spesso capita nei paesi continentali. La figlia del professore portava a scuola le sue bambine che riempivano la macchina di risate e capricci improvvisi. Lei guidava e quasi non le sentiva. Da quando suo padre era migrato nel nulla della vita non era più serena. Certo i genitori ti lasciano per sempre, è il gioco della natura, ma finire in quel modo! Non se ne dava pace. La vita biologica di suo padre continuava a dispetto del totale sfacelo mentale. Che senso aveva!
I suoi pensieri furono bruscamente interrotti dal suono di un clacson. Aveva passato un semaforo con il rosso. Per poco non aveva messo in serio pericolo la vita delle sue figlie e la sua.
Allontanò dalla sua mente i pensieri che l’angustiavano e guidò fino alla scuola delle figlie. Queste baciarono la loro mamma e scesero correndo verso i loro amici che le aspettavano per entrare in classe.
Quel bacio, quella mattina fece alla figlia del professore un effetto particolare. Un bacio,dato anche in fretta, in quel particolare momento la colpì in modo veramente singolare. Un segno di affetto, un segnale di relazione fra persone, il riconoscimento di una situazione basata sul rispetto reciproco tra madre e figli.
Lo scambio tra persone individuabili, riconoscibili. Persone grandi o piccole ma con una cosa in comune: la dignità. Si quella di essere un bambino e quella di essere una donna..
La giovane donna che aveva un cervello sveglio che lavorava anche troppo bene, in tempo reale fece un collegamento con la parola amare che il primario aveva pronunciato in occasione della visita a suo padre.
Improvvisamente abbinò la parola amare ed altre quali comprendere , aiutare dignità ed infine morire.
Si ricordò che proprio alla parola amare, suo padre aveva avuto una reazione. Si era alzato dal divano. Forse era stato un caso o forse no.
Un pensiero si fece strada nella mente. Accoppiò la parola amare con la parola aiutare. Certo aiutare chi si ama. Aiutarlo in tutte le occasioni nel bene e nel male. L’amore non ha ne se ne ma!
Poi sempre più avanti.